Storia a 13 mani 09/06/2026
Un temporale improvviso, un bar affollato, una donna con un libro la cui copertina si sta arricciando per l’acqua. È cominciato tutto così, il 9 giugno 2026, nel primo racconto scritto a più mani nella chat di #432hertz: un tema di partenza, poi ognuno ha aggiunto la sua riga, a ruota libera, senza sapere dove la storia sarebbe andata a finire. La pubblichiamo come è nata — con la sola revisione tipografica della redazione — e con un orologio che, per tutti, resta fermo alle 20.48.
Tredici mani, un solo temporale.
Il bar è molto affollato, considerando l’improvviso temporale che ha costretto tutti a cercare un riparo. Sono appena riuscito a trovare un posto a sedere quando la porta si spalanca di nuovo: una donna bellissima, i capelli gocciolanti e in mano un libro la cui copertina si è già arricciata per l’acqua, entra e guarda con aria smarrita tutti i presenti. Sembra cercare qualcuno…
NAKA
Senza dire una parola, si fa spazio tra le persone. Cammina decisa, stringendo al petto quel libro rovinato come se fosse l’unica cosa di valore che le è rimasta al mondo. I suoi occhi scansionano rapidamente la folla ammassata vicino al bancone, scivolando sopra le teste dei presenti, fino a fermarsi esattamente nella mia direzione.
Per un secondo mi si ferma il fiato in gola, ma mi rendo conto che non sta guardando me: il suo sguardo è fisso sulla sedia vuota di fronte alla mia, l’unico posto rimasto libero in tutto il locale. Quando raggiunge il mio tavolo, si siede di colpo, senza chiedere il permesso.
HSNEMO
Resta in silenzio per qualche secondo, come persa nei suoi pensieri. Poi mi guarda come se mi vedesse per la prima volta: guarda me, poi la copertina del libro, poi di nuovo me, e poi di nuovo la copertina.
MALACCHIA
Alza lo sguardo, palesemente sorpresa, e continua a guardare me e la copertina. Si alza, si avvicina: il profumo si spande e finalmente esce dalla sua bocca un flebile «Potevo?».
Alzo lo sguardo, il profumo mi rapisce, rosso in viso allungo la mano: «Prego», in un affanno di voce. Rimango assorto nei miei pensieri: è una donna bella, lineamenti e trucco perfetti.
LADY HAWKE
Mi dice con una voce gentile e delicata che assomiglio al protagonista del suo racconto e, abbassando lo sguardo, mi sorride. Resto a fissarla, rapito dal suo viso, e le chiedo di parlarmi del suo libro, incuriosito.
SMERALDA
Lei apre la prima pagina con dita tremanti, rivelando un’illustrazione a china. Il disegno ritrae me, fin nei minimi dettagli, ma indosso abiti di un’altra epoca.
«Il finale non è ancora scritto», sussurra, porgendomi una penna d’argento. «E fuori il temporale ha appena bloccato l’orologio della piazza».
CARON DIMONIO
Per una manciata di secondi rimasi di stucco; nella mia mente solo un turbinio di pensieri che, cozzando l’uno contro l’altro, mi impedivano di pensare in maniera lucida.
ABISSO
Mi ricordai di una foto di mio nonno, che ritraeva un campanile con l’orario fermo sulle 20.48: lo stesso orario bloccato sull’orologio, ora. La donna mi fissò e disse: «Tutto bene? Ben tornato tra noi».
ALBATROS
È strano l’effetto che fa guardare quelle foto e catapultarsi con la mente immedesimandosi in quel periodo, rivivere sensazioni che non mi appartengono, ma ricostruire cose e fatti che magari potevano avere attinenza con quei tempi: il tutto accompagnato da un velo nostalgico. Credo che questo effetto lo faccia un po’ a tutti.
CAP NEMO
La guardo, guardo il libro, guardo la copertina, e mi chiedo: dove ho già incontrato questa donna? Mi è familiare, ma non trovo una risposta alla mia domanda. Questa donna, io, l’ho conosciuta: ne sono certo.
PLOTTY SOUND
Continuo a sorseggiare il vino… la guardo e le sorrido. E le dico: un libro, per il finale, ha bisogno di un lieto fine. Secondo te quale potrebbe essere un bel finale, oltre al classico «e vissero per sempre felici e contenti»?
Detto questo chiamo la cameriera e ordino un altro bicchiere di vino, sia per me sia per lei: «Anche per lei, vino, milady?».
LUCILLA
«La ringrazio, ma sono astemia», disse la donna guardandolo. E all’improvviso ebbe un déjà-vu… Erano altrove, in un’altra epoca: si trovavano nell’epoca romana, uno accanto all’altro all’interno del Colosseo, insieme ad altre persone tutte unite da un’unica preghiera — che Dio potesse accoglierli lassù con Lui — mentre i leoni si avventavano su di loro.
SPILLINO
Era un sogno. Stavamo vivendo in un sogno, in un’epoca lontana, eppure eravamo così vicini, così veri, che tutto sembrava non avere un senso. D’improvviso il rintocco di una campana ci riporta in quell’angolo del bar, uno di fronte all’altro: persi nei nostri sguardi, ci siamo lasciati coccolare dal più intimo pensiero di un amore vissuto in tempi passati, ritrovando ancora una volta le anime a cercarsi nelle parole non scritte di quel libro misterioso.
ODIOSO9
Poteva essere il libro della storia di ognuno di noi. Era smesso di piovere: sono uscito, ho alzato lo sguardo verso il cielo, ho visto le stelle, sono salito verso di loro, ma non sono riuscito più a discendere.
Spero che qualcuno illumini tutti voi, in questa vita: abbiamo tanta fame di luce. Ma lei è corsa fuori dicendomi: «Ti dimenticherai di me».
Ogni giorno.
FINE